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Sibarite
Sybaris viene fondata dagli Achei guidati da Is d’Elice, tra i fiumi Kràthis e Sybaris nel 720 a. C. La tradizione computa in 210 anni la durata della vita della Polis, dal momento che la distruzione avviene nel 510 a. C. Le colonie achee di Metaponto, Sybari e Kroton sconfiggono la Ionica Siri nei primi decenni del VI sec. a. C. occupando il suo ricco territorio ed estendendo l'influenza sugli empori fondati sulla costa tirrenica. Fra il 550 e il 525 a.C. è databile un trattato di amicizia perpetua tra i Sibariti in qualità di egemoni con i suoi alleati da un lato e i Serdaioi dall'altro, che testimonia una serie di rapporti di alleanza con le altre comunità vicine, ai cui abitanti concede facilmente la cittadinanza, tanto che Strabone ci tramanda che il dominio di Sybaris si sarebbe esteso su quattro etnie e venticinque città. Intorno al 511 a. C. il tiranno Telys costringe all'esilio cinquecento facoltosi cittadini che si rifugiano a Kroton, ma temendo che lì possano ricevere aiuti contro di lui, Telys ne chiede la riconsegna, minacciando guerra. Nel 510 a. C. Sybaris e Kroton si scontrano presso il fiume Traesi (l’attuale Trionto) ; Sybaris viene assediata e saccheggiata, i Crotoniati deviano il corso del fiume Kràthis e la sommergono costringendo gli abitanti superstiti a rifugiarsi sulla costa tirrenica e a Poseidonia (Paestum). Vani risultano per mezzo secolo i tentativi di riedificare la città, perché Kroton riesce sempre ad opporsi con successo. Solo nel 444 a. C. Pericle, nell'intento di fondare una colonia di carattere panellenico, convoca Greci di ogni stirpe. Una flotta di dieci navi sbarca a Sybaris e individua nella vicina fonte Thuria il luogo designato dall'oracolo di Apollo, traendone il nome per la nuova colonia, Thurii, che risulta composta all'origine da tre tribù peloponnesiache, tre della Grecia centrale e quattro ioniche. Il progetto urbanistico viene attribuito ad Ippodamo di Mileto che sarebbe andato di persona a dirigerne l'esecuzione, ricevendo la cittadinanza. L'impianto ippodameo a scacchiera è noto grazie alla descrizione di Diodoro Siculo che ci tramanda persino i nomi delle strade. Ma ben presto scoppiano i contrasti fra i vecchi Sibariti e i nuovi arrivati; questi ultimi più forti e numerosi costringono i vecchi ad abbandonare la città. La polis, legata nei primi tempi ad Atene, assume dopo il 443 a. C. un orientamento fìlospartano, che vede il prevalere della parte peloponnesiaca, propensa ad istituire un regime militare dittatoriale. Le fonti letterarie prodighe di storie e aneddoti relativi alla grassa opulenza e il lusso più smodato dei Sibariti, risultano invero scarne di notizie attendibili. Circa la loro religione e i culti praticati in Sybaris prima e Thurii poi, si può considerare Hera (Giunone dei latini) la principale divinità di Sybaris; in suo onore vengono celebrate delle feste, Heraia, con agoni musicali. A Thurii invece si può parlare di un vero e proprio culto di Apollo, il Dio panellenico per eccellenza. Erodoto testimonia l'esistenza di un tempio di Atena nel vecchio letto del Crati; mentre cinque laminette auree rinvenute in corredi tombali attestano la presenza di iniziati al culto orfico pitagorico. Sibari-Thurii dopo aver partecipato alle guerre puniche contro i Cartaginesi di Annibale e a fianco dei Romani divenne sede di una colonia militare romana, nel 194 A.C, infatti si insediò nella città, denominata per l’occasione Copia (abbondanza) un presidio militare composto da tremila fanti e trecento cavalieri. Copia divenne Municipio romano intorno all’88 a.C. ed ebbe monete proprie. Il nome Copia a poco per volta fu tralasciato e la città si chiamò in seguito col nome precendente di Thurii latinizzato in Thurium. La città venne coinvolta anche nella rivolta degli schiavi comandati da Spartaco che qui trovò rifugio per circa due anni (72-71 a.C.). Giulio Cesare nel suo libro “De bello civili”, una memoria sulla lunga guerra tra il suo partito e quello di Pompeo, racconta di una battaglia avvenuta “in agro thurino” dove perse la vita un comandante pompeiano, Milone, presumibilmente nei pressi dell’abitato di Cassano, allora sobborgo di Thurium. Con l’espansione dell’impero, Sybaris-Thurium, finisce per perdere l’importanza che aveva avuto in passato quale porto commerciale di grande rilievo. Dopo un lungo periodo di pace durante il quale la città fu quasi interamente ricostruita secondo le necessità dei romani (il teatro, le terme, diversi edifici pubblici e il Lungo Muro di cinta), e dopo l’avvento del cristianesimo, che coinvolse sicuramente Thurii divenendo sede vescovile, nel 597 d.C. fu assalita e definitivamente distrutta dai Longobardi che si erano insediati a Cassano. Per qualche decennio pastori nomadi occuparono quello che restava delle ricche abitazioni, utilizzandole come rifugio invernale per le loro famiglie e le loro greggi; negli scavi archeologici sono visibili anche le tracce lasciate da questi occasionali abitanti. Nei secoli successivi le continue alluvioni e i movimenti bradisismici hanno trascinato le vestigia di quella illustre e ricca città a più di 5 metri di profondità. 15 secoli dopo la sua scomparsa si è riusciti a individuare il sito delle tre città e finalmente a portare alla luce reperti importanti di quelle epoche storiche. Gli scavi archeologici, che ancora molto hanno da rivelare, danno al visitatore un’idea del passato illustre di questo sito.
Scavi di Sibari

Marina di Sibari

Laghi diSibari

Canyon del Raganello


Testa di filosofo bronzea

Moneta incusa di Sibari


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